Nuove disposizioni in materia di commercializzazione abbinata

 

Anna Venoso, Lawyer presso lo Studio Legale Michele Sorgente

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Una delle tematiche più ricche di insidie legate alla disciplina di erogazione di finanziamenti a vario titolo, tra cui mutui ipotecari in primis, è la commercializzazione abbinata, ossia quella pratica dei creditori di “offrire” ai consumatori, spesso senza possibilità di rifiuto, una serie di prodotti acquistabili insieme al contratto di finanziamento, il più delle volte polizze assicurative, ma anche contratti di conto corrente e simili. Si tratta di strategie da attuare con estrema cautela, che troppo spesso non vengono poste all’attenzione dei consumatori, pur necessitando delle medesime accortezze cui è sottoposta l’offerta del prodotto principale a cui sono collegate.

Non è un caso che la regolamentazione della commercializzazione abbinata sia riconducibile alla normativa della trasparenza precontrattuale, considerata la fase più delicata del rapporto di finanziamento, quella in cui vengono valutati i rischi dell’operazione, valutazione effettuata tanto dal creditore, quanto, e soprattutto, dal debitore, il quale sarà poi tenuto alla restituzione del prestito.

Tale processo di stima dei rischi deve essere effettuato necessariamente prima della sottoscrizione del contratto e avendo conto di tutti gli elementi di costo che l’operazione comporta, per tali intendendosi quelli del singolo servizio accessorio e quello complessivo (TAEG operazione principale e servizio accessorio), il tutto reso comprensibile al cliente, anche mediante l’invio di informative, chiare ed esplicite, circostanza di difficile realizzazione, dato il non sempre chiarissimo tenore delle informazioni fornite dal creditore.

Sul punto sono diverse volte intervenuti il legislatore, nazionale e comunitario, e le autorità di vigilanza competenti, Banca d’Italia e IVASS, con disposizioni, è il caso di dirlo, non del tutto efficaci ed a volte contraddittorie. Si occupa dell’argomento anche il disegno di legge annuale sulla concorrenza che ha ottenuto l’approvazione della Camera in prima lettura lo scorso 7 ottobre, il quale, all’art. 25, promette di “potenziare la trasparenza nelle vendite di polizze assicurative accessorie a contratti di finanziamento e di mutuo”.

Prima di vedere in che modo il legislatore intende intervenire sulla disciplina, è bene addentrarsi in un breve excursus delle tappe fino a questo momento succedutesi, finanche in ambito europeo, al fine di meglio comprendere in quale direzione siano dirette le ultime modifiche:

2011 à Decreto “Salva-Italia” (d.l. 6 dicembre 2011, convertito con modifiche in l. n. 214 del 22 dicembre 2011): ha inserito nell’alveo delle pratiche ingannevoli dell’art. 21 del Codice del Consumo, la prassi di condizionare il contratto di mutuo alla sottoscrizione di polizze assicurative erogate da un soggetto collegato al creditore o all’intermediario;

2012 à Decreto “Liberalizzazioni” (d.l. n.1 del 24 gennaio 2012): il legislatore sembra fare un passo indietro, consentendo l’abbinamento al contratto di mutuo di polizze assicurative, purché al cliente siano presentati almeno due preventivi differenti, ma non necessariamente appartenenti ad assicuratori “lontani” dall’erogatore del prestito ipotecario; la tutela del cliente, in questo caso, risulta del tutto affievolita, limitandosi alla presentazione di minimo due preventivi, ma escludendo qualsiasi parametro di comparabilità effettiva delle stesse;

2012 à Legge di conversione del decreto “Liberalizzazioni” (l. n. 27 del 24 marzo 2012): in questa sede, il legislatore sembra tornare sui suoi passi iniziali, introducendo la necessità che i preventivi presentati dall’erogatore del credito siano quantomeno riferibili a gruppi assicurativi diversi da quello d’appartenenza e salva la possibilità del consumatore di essere libero di scegliere l’offerta più vantaggiosa presente sul mercato;

2015 à Ddl “Concorrenza” (A.C. 3012 e abb.-A): viene ribadita la necessaria estraneità, rispetto al soggetto erogatore del credito, dei gruppi assicurativi i cui preventivi vengono presentati al cliente/consumatore e la libertà dello stesso di scegliere sul mercato l’offerta più consona al proprio profilo, ma, in tal sede, il legislatore calca la mano mediante l’introduzione (finalmente!) di sanzioni pecuniarie previste in caso di violazione degli obblighi su menzionati, ed irrogate dall’IVASS; i creditori avranno, inoltre, l’obbligo di informare il cliente, non solo circa la possibilità di scegliere autonomamente la polizza (non solo sulla vita, ma di qualsivoglia genere) da sottoscrivere, ma anche sull’ammontare delle provvigioni spettanti nel caso dovesse essere scelta l’offerta di un gruppo assicurativo ad essi riconducibile.
Il legislatore sembra aver colto i punti decisivi della disciplina: l’urgenza di prevedere delle sanzioni, in primis, fatto del tutto ignorato negli altri interventi, e, soprattutto, l’attenzione a non attenuare ulteriormente la già debole tutela dei clienti/consumatori prevista in tale ambito, tranello in cui non sarebbe stato difficile cadere, visto il già altalenante andamento delle precedenti previsioni.
A risuonare nelle righe del disegno di legge appena visto, sono i moniti, in particolare in materia di doveri informativi, del legislatore comunitario, che, nella recentissima Direttiva Mutui (2014/17/UE del 4 febbraio 2014), occupandosi per l’appunto di vendite accessorie a mutui ipotecari, non si è risparmiato dall’elargire buoni consigli (pochi!) agli Stati membri, onde salvaguardare il consumatore da possibili abusi del creditore, tenendo, ad ogni modo, conto dell’interesse economico del cliente. Per dovere di cronaca, è bene sottolineare che nel disegno di legge in commento è stato fortunatamente recepito solo il buono dell’art. 12 della direttiva mutui, non essendo del tutto condivisibile l’idea di intervento del legislatore comunitario: la trasposizione integrale della disciplina prevista, infatti, avrebbe potuto comportare un arretramento dell’ordinamento interno, rispetto alle garanzie fino a questo momento previste, essendo condizionata da determinati parametri di convenienza la possibilità per il cliente di scegliere una polizza diversa da quelle propostegli dall’erogatore del credito.
Alla luce dell’analisi effettuata, quali conclusioni addurre?
Accogliamo positivamente le novità, sperando che l’approvazione in Senato non comporti uno stravolgimento del testo dell’art. 25. Il consumatore ha solo da guadagnarci: la sottoscrizione di una polizza assicurativa accessoria al contratto di mutuo, se adeguatamente regolata dal punto di vista squisitamente informativo, potrebbe sollevarlo da numerosi incombenti, nel caso si verificassero particolari avvenimenti in corso di contratto. Sono solo necessarie più attenzione ed accortezza in sede di sottoscrizione, tanto da parte dei clienti (leggere prima di firmare e chiedere spiegazione, ove necessario), quanto da parte degli addetti ai lavori.

 

 

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