Negoziazione assistita: profili generali

 

Beatrice Palmisano, Lawyer presso lo Studio Legale Michele Sorgente

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Il D.L. 12 Settembre 2014 n. 132 (convertito con modificazioni in legge n. 162/2014), entrato in vigore il 13 Settembre 2014, introduce nel nostro ordinamento la negoziazione assistita da avvocati.

Questa, come la mediazione, sono contesti alternativi a quello giurisdizionale formale. Infatti la negoziazione assistita viene definita dalla norma un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole una controversia, senza però indicare alcuna modalità procedimentale.

L’art. 2 del menzionato decreto legge, dispone che la negoziazione sia una modalità di soluzione di qualsiasi controversia solo su diritti disponibili; quindi non può riguardare né i diritti indisponibili, né le materie sul lavoro.

In alcune materie su diritti disponibili, è condizione di procedibilità all’azione giudiziaria. Le norme sulla condizione di procedibilità hanno acquistato efficacia dal 9 Febbraio 2015, prevedendo alcuni casi di negoziazione assistita obbligatoria. I casi sono due:

1) una causa di risarcimento dei danni derivanti dalla circolazione di veicoli;

2) una causa per il pagamento a qualsiasi titolo di somme di denaro il cui importo non è superiore complessivamente a 50.000 euro (fuori dalla prima ipotesi e dai casi di invito obbligatorio alla mediazione civile). In questo caso il meccanismo dell’improcedibilità non trova applicazione se la richiesta di pagamento concerne il risarcimento dei danni da circolazione di veicoli, nonché per le controversie in materia di obbligazioni contrattuali derivanti da contratti tra professionisti e consumatori e cioè ai contratti disciplinati dal Codice del Consumo di cui al D.Lgs n. 206/2005.

In questi casi, nel caso in cui la domanda giudiziale non è stata preceduta dall’invito alla negoziazione assistita, l’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto a pena di decadenza o rilevata d’ufficio dal giudice non oltre la prima udienza.

Da quanto si evince dal decreto legge, è possibile individuare tre tipi di negoziazione assistita:

1) obbligatoria (come condizione di procedibilità della eventuale domanda giudiziale, nei due casi richiamati sopra);

2) delegata dal giudice tutte le volte che egli rilevi non oltre la prima udienza che l’invito alla negoziazione, nei casi di condizione di procedibilità, non sia stato fatto;

3) facoltativa per tutte le altre controversie su diritti disponibili con la precisazione che le parti possono utilizzarla anche nel corso del processo.

Nonostante la negoziazione non abbia una disciplina procedimentale, è possibile delineare una sua regolamentazione, infatti il decreto legge 132/2014 prevede gli atti formali che si succedono nel procedimento di negoziazione:

- obbligo di informativa al cliente: è dovere deontologico dell’avvocato informare il cliente all’atto del conferimento dell’incarico della possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita;

- invito a stipulare la convenzione di negoziazione, previsto per i casi in cui la negoziazione è condizione di procedibilità (in caso di mancata risposta entro trenta giorni o di rifiuto ciò costituirà motivo di valutazione da parte del giudice ai fini dell’addebito delle spese di giudizio, della condanna al risarcimento per lite temeraria ex art. 96 c.p.c. e di esecuzione provvisoria ex art. 642 c.p.c.);

- stipula della convenzione, il quale è un vero e proprio contratto con cui le parti regolamentano la procedura di negoziazione;

- dichiarazione di mancato accordo, certificata dagli avvocati designati;

- accordo: se le parti raggiungono un accordo, questo costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

Si aggiunga, che, dal momento della comunicazione dell’invito a concludere una convenzione di negoziazione assistita ovvero dalla sottoscrizione della convenzione si producono sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale (art. 8): ciò vuol dire che l’invito alla negoziazione ovvero la sottoscrizione della convenzione di negoziazione, sono equiparati alla domanda giudiziale ai fini dei termini di prescrizione e decadenza.

Una delle novità più interessanti della nuova normativa sulla negoziazione assistita, è quella secondo cui questa può essere conclusa al fine di raggiungere una soluzione consensuale di separazione o divorzio, ovvero per accordarsi sulle modifiche delle condizioni di separazione e divorzio.

Sulla base della legge di conversione del decreto legge 132/2014, la negoziazione in questi casi deve essere assistita da almeno un avvocato per parte e può essere conclusa anche al fine di raggiungere una soluzione consensuale riguardo le condizioni di affidamento e di mantenimento dei figli minori o maggiorenni non autosufficienti.

 

In conclusione, la negoziazione assistita è uno degli strumenti della riforma della giustizia, per deflazionare il carico di lavoro dei Tribunali, quale valida alternativa stragiudiziale alla risoluzione delle controversie.

 

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