Divieto di azione esecutiva e cautelare sui crediti dell’assicurato derivanti da polizze vita

Donato Nevrino, Lawyer presso lo Studio Legale Michele Sorgente

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L’impignorabilità ed insequestrabilità delle somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario, trovano la loro ragion d’essere, nella funzione di previdenza e di risparmio che è riconosciuta ai contratti di assicurazione sulla vita, nei quali il capitale investito dovrebbe servire a soddisfare necessità legate ai bisogni dell’età post-lavorativa o comunque derivanti dall’evento di morte di colui che percependo reddito soddisfa i bisogni di vita dei famigliari, o più in generale, dei beneficiari della polizza stessa.

Tuttavia è opportuno fare un distinguo, infatti, con il diffondersi, a partire dagli anni settanta di polizze a contenuto prettamente finanziario ed in particolare di polizze unit e index linked, capaci di porre rimedio al fenomeno inflattivo che generava una forte svalutazione dei capitali investiti, basti ricordare che tali contratti sono generalmente di lunga durata, il mercato assicurativo italiano si è imbattuto in un tipo di polizza, nato si per incentivare il risparmio, ma che diverge in modo netto da quello tradizionale sia per il fine sia per quanto riguarda il funzionamento stesso, poiché svincolato da qualsiasi evento riguardante la vita umana (morte o sopravvivenza dell’assicurato), senza contare il venir meno del rischio demografico. Infatti, le polizze linked sono contratti di assicurazione nei quali la prestazione dell’assicuratore è legata ad un parametro di riferimento, suscettibile divariazione tra il momento della stipulazione è quello in cui dovrà avvenire il pagamento. Nelle polizze unit linked il premio versato dall’assicurato è utilizzato per acquisire quote di fondi comuni d’investimento mobiliare, quote il cui valore cambia al mutare del valore dei corsi dei titoli presenti nel fondo. Nelle polizze index linked, invece, la prestazione dovuta si lega ad indici di borsa o ad altri indici di riferimento consentiti dalla legge. Data la vastità del tema, occorre qui solo ricordare che in tali polizze, poiché è assente qualsiasi funzione di risparmio finalizzato alla previdenza, esulano dall’ambito d’applicazione dell’art. 1923 c.c., soluzione questa avallata da pronunce, sia di tribunali sia dalla Corte Suprema e che determina la loro pignorabilità e sequestrabilità.

A norma dell’art. 1923 c.c., comma 1, c.c., le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare. In virtù del secondo comma sono salve rispetto ai premi pagati le disposizioni relative alla revocazione degli atti compiuti in pregiudizio dei creditori (art. 1901 c.c.), quelle relative alla collazione (art. 737 c.c.), all’imputazione (art. 747) e alla riduzione delle donazioni (art. 555 c.c.).

Questo significa che, al di là della tutela accordata al contraente e al beneficiario, parimenti il nostro ordinamento si preoccupa di tutelare i creditori da quei comportamenti che potrebbero comportare una diminuzione di patrimonio a discapito degli stessi. Potendo quindi, in tali circostanze, agire nei confronti dell’assicuratore nei limiti dell’importo dei premi corrisposti. Anche la Corte di Cassazione nella pronuncia del 31/03/2008 n. 8271, ha confermato l’impignorabilità ed insequestrabilità delle polizze vita, data la funzione previdenziale riconoscibile al contratto di assicurazione sulla vita, non circoscritta, peraltro, alle sole somme corrisposte a titolo d’indennizzo o risarcimento ma anche a quanto eventualmente percepito a titolo di riscatto, sconfessando così un precedente orientamento della stessa Corte che escludeva da tale disciplina le somme relative al riscatto della polizza.

Sempre in riferimento all’applicazione dell’art. 1923 c.c., la legge fallimentare all’art. 46 stabilisce che non sono comprese nel fallimento le cose che non possono essere pignorate per legge, tuttavia anche in quest’ultimo caso, e per quanto prima esposto, è necessario distinguere tra polizze a funzione previdenziale, rientranti nell’ambito d’applicazione dell’art. 1923 c.c., e polizze a prevalente contenuto finanziario, che ne restano escluse.

E’ importante far notare come il divieto derivante dall’art. 1923 riguardi le sole somme che si trovano nella disponibilità dell’assicuratore, poiché una volta corrisposte al beneficiario, queste si confondono con l’intero patrimonio di quest’ultimo e diventano quindi aggredibili. Secondo un’impostazione restrittiva della Cassazione (n. 6548/1988), infatti, l’acquisizione delle somme da parte dell’assicurato o del beneficiario farebbe confondere tali somme con il loro patrimonio divenendo possibile oggetto di sequestro o pignoramento, infatti, una volta percepite, vanno ad insinuarsi nel patrimonio del beneficiario, costituendo un'unica entità non distinguibile in cui le somme assorbite ne seguono la sorte. Questa impostazione viene, inoltre, seguita anche in caso di fallimento dell’assicurato o beneficiario, per cui le somme una volta percepite rientrano nell’esecuzione fallimentare, non potendosi applicare l’art. 46, n. 5 della legge fallimentare.

Per finire, occorre ricordare che, della tutela fornita dall’art. 1923 c.c. si giovano non soltanto il contraente ed il beneficiario, ma anche i loro eredi o aventi causa, nonché in caso di cessione del contratto, il cessionario, in quanto quest’ultimo si sostituisce, semplicemente al cedente, “ereditando” tutti i diritti e doveri dello stesso.

 

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